Sto benedetto virus ha destabilizzato un po' tutti, persone e settori.
Alcune attività, grazie all'ultimo decreto, hanno potuto ripartire con la produzione o la commercializzazione dei propri prodotti o servizi. Entro metà maggio si intravede un barlume di speranza per le restanti attività, ma anche per una maggiore elasticità negli spostamenti sia all'interno dei centri urbani che al di fuori.
Trovo giusta una riapertura, graduale, a seconda del grado di necessità che riveste un'attività rispetto ad un'altra, a patto che vengano rispettate le opportune precauzioni. Quindi mi chiedo, ma se tutte le attività si preoccupassero di adottare queste precauzioni, sarebbero alla pari delle altre?
I cantieri ad esempio, cosi come la produzione in generale, rivestono una grossa importanza sul PIL del nostro paese. Mi limito al settore edile quando affermo che arriva quasi al 25%, quindi perchè non aprire anche essi rispettando le dovute norme di sicurezza e igiene, che a prescindere dal virus andrebbero sempre adottate? Non scordiamoci che tanti cantieri non hanno mai chiuso!
C'è un po' di caos è ovvio; basta guardare le affermazioni dell'ANCE che prima spinge per la chiusura totale, salvaguardando la salute degli operai, e oggi di controparte spinge per una loro riapertura, al pari delle librerie.
Le domande che si pongono gli operatori del settore, sono molteplici ed hanno tutte lo stesso comune denominatore; ci sono cantieri che possono aprire prima di altri? Influisce lo stato di avanzamento dei lavori? e la dimensione o la tipologia del progetto, anche essa influisce?
Ripeto, c'è molto caos però sarebbe necessario affrontare con più di decisione questi aspetti.
L'europarlamentare Tajani parla di un piano strutturale e di un grande piano casa, già presente dal 2008, con il quale si dovrebbe snellire la burocrazia, migliorare il peso fiscale, garantire l'accesso a finanziamenti europei etc; Il sogno di Tajani consiste in una riqualificazione del residenziale, soprattutto nei centri storici, che comporterebbe inevitabilmente un miglioramento anche dei consumi energetici, una migliore sicurezza dei nostri immobili, per non parlare di tutto l'indotto trascinato dal turismo, oltre ad un miglioramento della condizione sociale di alcuni centri urbani.
Riguardo l'adozione di tale piano non siamo in grado di individuare una scadenza, ma sicuramente una serie di agevolazioni fiscali permetterebbero di premere sull'acceleratore.
Come ho detto in precedenza stiamo parlando del 25% circa del PIL, per un valore pari a circa 6.000 miliardi di Euro sottoforma di risparmi che ogni singolo proprietario vede lentamente sgretolarsi, se non procedesse ad un suo recupero negli anni.
Poi diciamocela tutta, non esiste al mondo Amuchina che disifentitti meglio della calce.